Un fisco equo contro rendite, speculazione finanziaria e privilegi.Il fisco è essenziale per finanziare i servizi pubblici, il problema è garantire equità e progressività. In un contesto in cui la politica fiscale si è mossa in direzioni molto lontane dal dettato costituzionale, Sbilanciamoci! prevede con la sua manovra fiscale di redistribuire il reddito e la ricchezza al fine di diminuire le diseguaglianze sociali.

Il complesso delle proposte alimenta le casse dello Stato con circa 24 miliardi di euro, di cui circa 8 finalizzati a ripartire il carico fiscale chiedendo di più a chi ha di più e prelevando di meno da chi ha di meno. Tra i principali interventi – improntati a giustizia economica e progressività dell’imposizione fiscale – vi sono l’introduzione di una “vera” tassa sulle transazioni finanziarie, la rinuncia all’abolizione della Tasi prevista nel Ddl di Stabilità 2016, l’abolizione della cedolare secca sugli affitti a canone libero, il mantenimento della riduzione dell’Ires a partire dal 2017.

A questi provvedimenti si accompagna una manovra sulla tassazione Irpef che riduce di 1 punto le aliquote sul I e II scaglione di reddito e aumenta invece l’aliquota dal 41 al 44% sul IV scaglione (da 50.001 a 75.000 euro), dal 43 al 47,5% sul V scaglione (tra i 75.000 e i 100.000 euro) e la porta al 51,5% per i redditi superiori ai 100.000 euro, con corrispondente creazione di un VI scaglione. Si prevede poi l’assoggettamento all’Irpef delle rendite finanziarie e un’imposta complessiva sul patrimonio finanziario di famiglie e imprese con una struttura ad aliquote progressive, che esoneri di fatto dal pagamento i ceti medio-bassi e incida sui grandi patrimoni.

Guardando al rilancio della domanda interna e al miglioramento della condizione economico-contributiva dei meno abbienti, si propone infine la riduzione di un punto percentuale dell’aliquota massiva dell’Iva dal 22 al 21% e l’aumento in sede Irpef di 100 euro delle detrazioni sui redditi da lavoro dipendente e da pensioni.