Riconoscimento facciale: scrivi ai 48 senatori entro il 25 agosto
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Il 29 luglio Damiano ha girato in associazione il lancio ANSA sullo sprint in Senato sul riconoscimento facciale. Da quella domanda — “c’è qualcosa che possiamo fare?” — è partito un lavoro di ricostruzione dei fatti alla fonte, con il nostro strumento per sfogliare i lavori delle Camere e con ogni citazione ricontrollata sul dossier del Servizio Studi del Senato.
Il risultato è una pagina che si può scorrere in cinque minuti e racconta la storia dall’inizio — cosa dice davvero il testo, chi decide, cosa si può chiedere:
ondata.github.io/wip/riconoscimento-facciale-ag418
Qui la versione breve.
Di cosa si tratta
È l’Atto del Governo n. 418, il decreto che deve dare attuazione all’AI Act sul riconoscimento facciale usato dalle forze di polizia. Due cose che nelle cronache non si leggono facilmente:
- il parere non lo dà la Commissione politiche europee ma le Commissioni riunite 1ª e 2ª del Senato, 48 senatrici e senatori, entro il 25 agosto;
- questo decreto è la “disciplina legislativa della materia” che dal 2021 tiene sospeso il riconoscimento facciale in luoghi pubblici — quando entra in vigore, quella sospensione finisce.
Cosa chiediamo
- Togliere la raccolta biometrica preventiva di chi entra in un luogo pubblico (art. 10 c. 3): oggi il testo prevede che il volto di chiunque partecipi a un evento venga trattato e archiviato insieme al nome e al posto assegnato, anche senza alcun sospetto. Per il Garante privacy non è compatibile con l’AI Act.
- Introdurre la convalida di un giudice anche per il riconoscimento a posteriori (artt. 10 c. 2, 8, 13): identificare in diretta richiede oggi il pubblico ministero o il giudice, ma riguardare le registrazioni dopo i fatti — l’uso che capiterà davvero tutti i giorni — lo decide da solo un ufficiale di polizia. L’AI Act (art. 26 par. 10) chiede un’autorizzazione anche in questo caso, “ex ante o entro 48 ore”.
- Prevedere la notifica differita alla persona identificata, più una relazione annuale al Parlamento sui numeri d’uso dei sistemi (art. 8 c. 9): oggi vale il regime delle intercettazioni preventive, senza obbligo di informare chi viene identificato — quindi senza possibilità di ricorso. La direttiva 2016/680 permette di rinviare l’informazione, non di cancellarla.
Cosa puoi fare tu, entro il 25 agosto
Sono 48 persone con un indirizzo pubblico, e nell’anagrafica c’è anche dove ciascuna è stata eletta: puoi scrivere ai tuoi eletti regionali che siedono in quelle commissioni — poche cose e chiare — invece di mandare una circolare identica a tutti, che verrebbe conteggiata come un’unica e-mail.
In fondo alla pagina dedicata trovi tutti i materiali per farlo:
- l’analisi completa
- un testo breve pronto da inviare
- la memoria estesa con le proposte emendative
- l’elenco dei 48 destinatari in CSV
- un’infografica per capire i punti critici in due minuti
La pagina propone anche accesso civico e petizione, utili anche dopo il voto — ma dentro la finestra che abbiamo, l’unica azione che incide davvero è scrivere ai 48 prima del 25 agosto.
Il termine è breve e in mezzo c’è agosto. Se vuoi darci una mano a controllare i punti normativi, individuarne altri, o capire come tenere la pressione anche dopo il decreto, scrivici — trovi i contatti nella pagina Sostienici. E se vuoi restare aggiornatə su come va a finire, iscriviti alla newsletter.